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17 luglio 2013

Padre in dolce attesa: la nascita della paternità

Padre in dolce attesa
Nella società moderna è diventata consuetudine che i futuri papà partecipino ai corsi preparto, siano presenti al parto; inoltre quelli più moderni cambiano anche i pannolini, leggono favole, stanno svegli la notte per cullare i propri bambini ed addirittura indossano marsupi. Ma, nonostante ciò, molti uomini che esprimono queste qualità con i loro piccoli considerano se stessi come delle “mamme” piuttosto che come dei “papà” e sono visti dagli altri come delle “brave mammine”.

Dobbiamo iniziare a cambiare il concetto base che non è solo la mamma che si occupa della prole e che il papà non è solo responsabile di portare i soldi a casa. La gravidanza come l’essere genitori è un impegno a due.

L’uomo troppo spesso rimane “lo spettatore per eccezione” perché sin dall’inizio della gravidanza viene emarginato, non esistono rituali che lo guidino alla paternità, né vi sono gruppi per soli futuri papà a cui rivolgersi in caso di bisogno. Sì perché anche loro hanno tutto il diritto di esser interpellati ed ascoltati, chiedere quali sono i loro pensieri, sentimenti e sogni di paternità.

Nello stereotipo, nonostante film, libri e quant’altro che tratti l’argomento paternità, i padri continuano a essere considerati come lavoratori in grado di sfruttare le loro qualità al di fuori della famiglia piuttosto che contribuire a migliorare la vita della famiglia stessa.

Dobbiamo quindi iniziare a pensare all’uomo-padre non solo lavoratore ma anche educatore.

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11 luglio 2013

Le spinte nel periodo espulsivo

Le spinte nel periodo espulsivo
Le spinte nel periodo espulsivo
Sono stata contattata molte volte da donne che mi chiedevano di spiegare quanto è grande lo sforzo fisico necessario per spingere durante la fase espulsiva del parto e soprattutto come si riconosce.

Non penso esistano parole esatte per definire questo momento, perché la potenza e la sintonia che instaurano la mamma ed il suo bambino/a sono un fatto straordinario quanto unico.

Ma cercherò lo stesso di spiegare tutto quello che avviene.

La fase espulsiva ti avvisa che la nascita è imminente.

Innanzitutto è importante sapere che dal momento che la dilatazione è completa e l’inizio del “premito” o voglia di spingere ci può essere un lasso di tempo, grazie ad alcuni ormoni, in cui non succede più nulla. La natura ha concesso questo periodo di riposo in cui la mamma ed il suo bambino possono rigenerarsi per affrontare l’ultima fase con più energia e può durare anche fino ad un’ora (termine massimo che le evidenze scientifiche considerano normale). Ma non in tutti i parti è così può essere anche impercettibile perché dura pochissimo.

Seconda cosa, non meno importante, è che il cosiddetto “premito” o voglia di spingere è una sensazione che può percepire solo la donna e quindi nessuno può indicarti di spingere se non ne senti l’esigenza. Un fatto basilare da sapere è che la sensazione di spingere avviene ed inizia a farsi sentire sempre più insistente solo quando la testa del tuo bambino è scesa abbastanza da iniziare a distendere i muscoli del pavimento pelvico, si dice appunto che “preme”. Quindi se non senti di dover assecondare questa voglia vuol dire che non è ancora il momento giusto. La natura ha inventato anche questo, pazzesco vero?

Ed ora passiamo a qualcosa di più tecnico.

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1 luglio 2013

La responsabilità di un figlio

La responsabilità di un figlio
foto di consigli di donna.it
Pochi giorni fa nelle notizie di cronaca è accaduta per l’ennesima volta una gravissima tragedia, quella di un padre che si è dimenticato il figlio in macchina e quest’ultimo di appena due anni è morto. Alcuni giorni dopo l’accaduto il padre di questo bambino ha rilasciato una “dichiarazione” sul suo profilo Facebook dicendo che queste tragedie non devono più succedere e che tutte le macchine dovrebbero essere dotate di un dispositivo che alla chiusura centralizzata della vettura ci segnalino la presenza del bambino/a sul seggiolone.

E’ stato alquanto sconfortante (sempre se quest’ultima dichiarazione è vera…), per non dire altro, sapere che la preoccupazione di questo padre fosse non riflettere per l’enorme errore che ha commesso, ma preoccuparsi di scrivere sul social network, cercando un pretesto quasi per giustificare la sua grave mancanza.

Tutta questa faccenda mi ha fatto riflettere enormemente e mi ha rammaricato perché a rimetterci è stato solo quel povero piccolo bambino che credeva di esser al sicuro con suo padre.

Metter al mondo un figlio è una responsabilità enorme ed il curarlo e crescerlo come genitori responsabili è il primo obiettivo da tener conto.

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